Happiness Day

L’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il 28 giugno 2012 ha indetto la giornata internazionale della felicità: il 20 marzo di ogni anno ed “invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica”. 

Sembra una mera dichiarazione di intenti un po’ buonisti e astratti, ma alla base c’è il riconoscimento del valore di un’interessante verità: “la ricerca della felicità è uno scopo fondamentale dell’umanità” e in funzione di quello scopo sono mosse azioni che hanno conseguenze a catena. Se la ricerca della felicità muove gli intenti degli individui e dei gruppi sociali e la ricerca della felicità di ciascuno può dar luogo ad un “effetto domino” esteso, vale la pena che anche le istituzioni lo tengano presente sostenendo “un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone”.

Leggiamo nel sito del Centro Regionale per l’Informazione delle Nazioni Unite che: “Molti paesi vanno oltre la retorica sulla qualità della vita e fanno proprie misure pratiche per promuovere questi concetti nella loro legislazione e processo decisionale. Queste buone pratiche possono ispirare altri paesi affinché definizione e valutazione di un concetto di benessere inteso in modo più ampio – e non soltanto in termini di semplice reddito nazionale – diventino pratiche universali.”

Ma gli elementi concreti di questo approccio?

L’alfabetizzazione universale e la possibilità per ogni individuo di poter accedere ad un’educazione di qualità; mantenere la Terra e il Mare puliti; assicurarsi che ogni individuo possa avere accesso ad una corretta alimentazione e a cure mediche idonee.

In questo video l’ONU spiega con la simpatia dei Puffi di cosa stiamo parlando: insolito, leggero e molto diretto.

Così difficile che ognuno di noi possa fare qualcosa per questa felicità diffusa? Io non credo. Mi piace pensare che si possa fare molto, per esempio già a partire dalla propria felicità: non tanto però da quella che stiamo perseguendo, ma da quella che abbiamo già. Rendendocene conto.

sixty seconds of happiness

Infatti può essere molto edificante praticare l’esercizio di riconoscere la propria felicità e le proprie fortune: quelle di cui possiamo dirci grati quotidianamente grazie a qualcosa che noi stessi con le nostre forze abbiamo realizzato o che dobbiamo ai gesti di chi ci circonda o che ci è capitato per puro caso .

A qualcuno riesce facile, mentre a  qualcun altro sembrerà un esercizio più faticoso. Esistono molti modi per provarci.

Io ne ho trovati un paio che mi piacciono molto e che voglio condividere con voi.

Uno è un challenge: 100happydays e l’altro è molto meno tecnologico ma ugualmente efficace, il barattolo della felicità.

Per 100happydays dovete avere un profilo facebook o instagram e il challenge consiste nel postare per 100 giorni di seguito frasi o immagini condivise con il gruppo enorme di tutti i partecipanti di almeno 1 cosa felice che abbia fatto capolino nella vostra giornata, in cambio potrete vedere quelle degli altri e rendervi conto di quanto poco basta a volte per ritrovarsi capaci di riconoscere quanta felicità e fortuna fa parte della quotidianità anche nelle circostanze più sfidanti che la vita ci riserva. Cercate l’hashtag.

Mentre per il barattolo della felicità vi basta un barattolo che potete decorare o no e che potete anche semplicemente conservare in un  cassetto o in un armadio e nel quale riporrete, cercando di farlo quotidianamente o comunque regolarmente, frasi, sogni, messaggi, immagini, qualcosa che avete fatto o che vi è stato detto o che vi è successo di positivo e per cui vi siete sentiti felici o grati. Aprite il barattolo a fine anno, magari a capodanno o a Natale o il giorno del vostro compleanno, comunque dopo un anno e prendetevi un momento per riguardare, rileggere, ricordare e rendervi consapevoli che la felicità non è solo un obiettivo da raggiungere fatto di traguardi, ma è anche, più spesso di quanto siamo abituati ad accorgerci, un prezioso dono quotidiano di cui siamo già in possesso.

E’ chiaro che con questi piccoli giochi non si salva il mondo, ma il passo dopo esserci resi conto della nostra abbondanza forse può diventare più facile: prendere a cuore anche quella degli altri, a partire da piccoli gesti quotidiani.

E voi avete qualche esempio da condividere?

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