SEMEL IN ANNO LICET INTRISTIRE

Appena un paio di mesi fa per un progetto dovevo scrivere di riflessioni e di camminate, ma era una giornata uggiosa come oggi e qualcosa è andato storto con la mia passeggiata.

Si camminava per le strade a distanze qualsiasi da chiunque, portatori sani di umori sparsi secondo priorità differenti.

Ed ero libera di essere ingenuamente triste per un pensiero in tinta con il cielo di quella giornata.

Ho scritto le prossime righe dentro un bar affollato: vedi un po’ quanto oggi, su quella tristezza fatta di nulla, posso sorriderci su!

“Non mi ha dato molta soddisfazione camminare tra le vetrine. Ero troppo distratta.

Non ho ascoltato le sensazioni del camminare e invece è proprio quello che fa bene quando vai a farti due passi per scaricare la tensione, per riordinare i pensieri o anche solo per lasciarli evaporare.

C’erano questi cappellini di lana in saldo uno più brutto dell’altro e borse tamarrissime, poi i soliti piumini da donna lunghezza tre quarti e qualche  sciarpona con disegni geometrici. Magari c’era anche altro ma io ho notato solo questo. Chissà che diavolo pensavo, mentre ciondolavo da una vetrina all’altra zigzagando sul corso! Nemmeno ricordo i pensieri che mi tenevano compagnia: ricordo solo che mi ha accompagnata costante e sotterraneo, un bruciore alla pancia sul lato sinistro e il pensiero vago di quanti soldi avrei speso se avessi comprato ognuna delle cose che mi sembravano interessanti.

In fondo al corso c’è una casa che ho frequentato qualche volta. E’ piccolina e accogliente ed anche abbastanza luminosa, anche se si affaccia tra i tetti di altre case e non ha alcuna vista: vista tetti.

Per un attimo ho pensato “chissà chi ci abita ora che sono passati alcuni anni…”. Ricordo una notte in cui ancora fumavo e prima di salire al piano di quella casa mi persi un codice fiscale, dimenticandolo in un distributore automatico di tabacchi. Ricordo il rumore che faceva il corso di notte, sotto le suole. E’ un rumore particolare di polvere che scricchiola leggermente, schiacciata ad ogni passo, accompagnato dall’eco del mio incedere  sul lastricato, che sfugge in fondo ai cortili e ai vialetti laterali e somiglia ad un suono di  biglia che rimbalza sul parquet di una stanza vuota. E’ un rumore umido e profumato, nella stagione buona, di fiori e di fango, in inverno invece odora solo di fango e di qualche fumo chimico nell’aria.

Di giorno il corso non ha un suo odore, ma è solo un bastione trafficato di persone impegnate e distratte e piscio di cani. Non mi piace camminare nel corso di giorno se non per perdermi. E oggi effettivamente un po’ mi sono persa. Sapevo di essere uscita con il pensiero di raccogliere le idee su cose che volevo dirti, ma poi le cose e le persone che si rimestavano sul corso a troppo breve distanza dai miei occhi e dal mio cappotto, mi hanno ubriacata e distratta. E’ stata una camminata fastidiosa e dispersiva. E ora mi sento come uno di quei negozi dismessi, in vendita, con la carta appesa alle vetrine svuotate già un po’ lacerata e cadente, un cartello ingiallito appeso al centro per ricordare a qualche potenziale interessato la possibilità di far scintillare ancora qualche illusione da lì dentro. “

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