Ricordati di TE!

Alle volte bisogna passare dal caos per ritrovare l’equilibrio. Anzi riformulo: quasi sempre bisogna passare dal caos per trovare …cosa? Definiscila questa sensazione: stabilità, chiarezza, evidenza, fermezza…
Puoi intuire di cosa sto parlando?
Ti è mai successo?
Hai la sensazione di aver passato un po’ di giorni a tremila, come in un frullatore: facendo, facendo, facendo. Hai tenuto la botta di cambiamenti imposti alle routine che ti permettevano di tenerti in piedi sulle mille cose da conciliare, hai reinventato il tempo e gli spazi per restare comunque sul pezzo.
Hai costruito un castello di carte orgogliosa del tuo equilibrismo, ma ogni volta che è squillato il telefono o è arrivata una nuova mail te lo ha buttato giù.
Ed ecco farsi largo le domande.
Ma che **zzolina sto facendo?
Ma perché mai credo di DOVER riuscire a fare tutto?
Ma perché mai PERMETTO a pretese e forzature contro-natura di invadere l’umanità che c’è in me?
Quindi credo che davvero mi porti CHISSÀCOSA aver mostrato che posso fare la SUPERWOMAN che non perde un colpo, la YESWOMAN che accoglie, assembla, organizza, distribuisce, riformula, adatta, insomma…trita, affetta, frulla, cuoce come una Kenwood?!
E poi da sola è arrivata anche la risposta, necessaria, inevitabile, urgente, come una colite proprio mentre avevi cominciato a passeggiare in un negozio,  appena all’inizio del tuo shopping, ed è NO.
È NO, che non ce la faccio a fare tutto e forse neanche voglio.
Ed è NO, che non posso fare il boia e l’impiccato, la mamma e la maestra, l’impiegata che ti costa il meno possibile, che lavora a doppia velocità nella metà del tempo, consegna rapida come un corriere, con la cura e la precisione di una sarta su misura, la reperibilità h24 che manco un primario ai tempi del Covid!
NO, non sono un discount dell’ efficienza.
Ma a chi lo stai dicendo?
A chi ti chiede, a chi si aspetta, a chi anche pretende. Ma lo fai per sfogo più che per convinzione: è ancora solo una parola, non un’azione e la pronunci mentre ancora non ti sei fermata, rallentata, permessa il ritmo UMANO che ti serve recuperare.
Ma la pretesa esterna, da chiunque arrivi, sei proprio tu a veicolarla,  a leggittimarla, a permetterle di essere il dictat che impera sulla tua vita. E sei tu a dover riconoscere e ammettere quando è abbastanza, quando devi imparare a filtrare, a rispettarti. Anzi meglio: a mostrare come vuoi essere rispettata. Mostrarlo, non solo dirlo.
A partire da te, a partire da una parola nel caos:
BASTA.
Non sono una macchina. Perchè mai lustrarsi la facciata a qualunque costo?Perché la facciata c’è e va curata, è inevitabile, ma più che nella gacciata decorata, io credo nella facciata decorosa: parola d’ordine SOBRIETÀ.
Ora più che esserne semplicemente convinta, lo sento: è quell’indolenzimento del corpo, è quella cefalea, è quella spossatezza, è quella tensione che sale agli occhi davanti al distributore automatico inceppato,  quando ci hai messo dentro fino all’ultima moneta che hai grattato in fondo alla borsa shopper in cui ci parcheggeresti anche la macchina se potessi e forse ci starebbe.
E poi la bottiglietta d’acqua si incastra lì… tra il vetro e il pacchetto di patatine che sporgeva e ha fatto da ostacolo e tu senti che ti stai per trasformare in Attilaflaggelloddiddio!!
Ti ci incazzi, inizi con qualche spintarella, poi ti guardi intorno per accertarti che nessuno ti veda e tenti qualche spallata, perché, accidenti, hai smontato la borsasettepiani e spostato montagne di scontrini accumulati, cascate di pacchetti di fazzoletti a metà, un rossetto che credevi smarrito e invece è solo mezzo sciolto, il biglietto della spesa di capodanno, le antiscivolo di tua figlia per la ludoteca che stavano lì dalle vacanze di carnevale, solo per avere quell’ultimo 10 cent, per meritarti la tua bottiglietta dissetante.
E spam! Spallata.
Ma niente.
Tu hai dato tutto quello che dovevi. Ed è inutile che stai a prendertela perché non ti torna neanche il giusto compenso del tuo investimento di energie, ma solo un dolore alla spalla che dura tutto il giorno e ti dice “cretina, fermati, invece di prendertela tanto”.
Perché il punto è che davvero se non ti fermi tu, nessuno aggiungerà tra le richieste che tu lo faccia, perché è normale e salutare  che tu ne abbia bisogno, perché ti spetta, perché te lo meriti.
E allora ti fermi, lasci che nei NO e nei NON ANCORA , che hai il sacrosanto diritto di rispondere, il tuo giudice interiore borbotti pure i suoi rimproveri.
Lasci che la stanchezza sia il segnale sano che ti riconduce all’amore per te stessa, al rispetto del tuo benessere. Lasci che il senso di inadeguatezza o il pacco che hai il diritto di tirare  all’appuntamento con le aspettative che TU permetti agli altri di avere su di te, sia l’unico post-it sul frigo che merita di essere letto:
RICORDATI DI TE!

3 Comments

    1. Grazie @Giulia ! E per me anche scrivere è un po’ ricordarsi di sè. È bello vedere che il nostro sentire arriva anche a qualcuno chissà dove laggiù.. Ogni mese lancio un nuovo “sassolino” nel lago. O a volte due 🙂

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