Viaggio verso i 40

Eccoci qua, in dirittura d’arrivo, questione di giorni. Quaranta, ci siamo e li sento uno ad uno: come se fossero arrivati tutti insieme d’improvviso, suonando il campanello della cifra tonda per la civetteria di farsi notare, di farsi contare, senza chiedere permesso, prendendo un gran posto sul divano, lasciandomi lì in piedi a guardarli.

D’improvviso quaranta.
Come se fino a ieri non me ne fossi resa conto che poi al loro arrivo  sarebbero stati così, come tutti gli altri, ma con quella faccia da boa, da tappa, da forchetta che tintinna sul bicchiere ma tu non hai niente da dire.
Quaranta e già suonano sguaiati, con quella tripla apertura sulla A!

Qua-ran-ta.

Ma sono vissuti e se vogliamo deciderci a far pace con tutte le pagine, ci sediamo un attimo lì con loro che ci sfogliano davanti un bell’ albo delle  istantanee che ci portiamo dentro, quelle che, se avessero una didascalia, sarebbe un collage di bigliettini scritti in corsivo frettoloso, con gli insegnamenti che ci siamo guadagnate o anche prese sui denti.

Qualsiasi storia ci vogliamo raccontare sui nostri vissuti, per lenire o per infiorire, per rispettare un pudore o per concederci che la  memoria sia meglio selezionata di certe casualità, non contano forse ben più dell’intreccio le emozioni?

Quaranta e sei una donna sulla soglia della propria piena maturità.
Ma anche sull’uscio di un tempo più fresco della vita che ora devi accettare non ti includerà più, con un  qualche treno partito senza di te, ognuna ha il suo: siamo sul punto di passare qualche testimone, anche se ci costa ammetterlo.

È andata, ma c’è ancora un pezzettino piuttosto interessante, quello in cui non sei certo al tramonto, ma ne hai già viste un tot e ti senti più disinvolta, più lucida; quello in cui hai capito come scorre il tempo e come si gestiscono le gaffe, i bicchieri di vino, i figli, le suocere ingombranti, i capi pretenziosi, un’amica invadente, una verità scomoda, una lontananza da accorciare, un “grazie, ma no grazie”, una piccola  omissione, una conversazione noiosa o imbarazzante, un obiettivo non raggiunto, un sogno infranto, il prossimo buon proposito.

Adesso arriva quel pezzo in cui forse  impari a smetterla con le schermaglie di modestia e le pretese di coerenza, quel pezzo in cui val la pena più spesso che puoi guardarti nello specchio di quanto ti circonda e levare il calice, condividere una risata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...