Pause di noia

Ovvero l’arte di lasciare qualche sacrosanto buco nell’agenda dei nostri figli.

MamaChiLLout pubblica questa simpatica mail ricevuta direttamente da sotto un ombrellone… voi quanto spazio siete disposte a lasciare “tra le perline”?

<< Ore 20.00 Spiaggia Aperitivo tra adulti a ombrelloni ormai quasi tutti chiusi. Quattro bimbi che hanno finito di litigare circa mezz’ora fa e che ora stanno trascinando i piedi e facendo le bizze per asciugarsi, vestirsi e seguire i genitori nel ritorno in albergo.

La vicina di ombrellone signora sessantenne che li osserva sorridente di sottecchi da questa mattina quando sono arrivati e che sta ritirando le sue cose con calma, anche lei in quel momento, ancora una volta sorride e non si preoccupa affatto se ora due di loro, sfuggendo di corsa intorno a lettini e persone rimaste in giro, le riempiono la borsa di sabbia che sollevano a etti, correndo anche intorno a lei come fosse un palo dello slalom e quasi la urtano. Una delle mamme delle due famiglie di genitori, impegnata a rimproverarli mollemente per convincerli a smettere, appena dopo aver gridato dietro al più grande “vabbè, vabbè, sfogatevi adesso che poi una volta rientrati in albergo vi voglio a fare la doccia e poi a cena senza altre storie!”, si accorge della signora e le sorride di rimando a metà tra l’imbarazzato ed il nevrotico: “mi scusi eh.. iniziano ad essere stanchi morti ma non mollano. Poi uno pensa: stasera crolleranno e invece …niente! Fortuna che qui possono sbizzarrirsi anche dopo cena…”

Breve scambio di battute: la signora sorniona si avvicina a quello caduto a terra, che ora sta seduto a braccia incrociate nel suo ostinato sit-in per non rientrare in albergo e gli dice tutta seria sottovoce: “guarda che stasera il dolce al cioccolato lo hanno quasi finito e lo danno solo ai primi cinque bambini che andranno a cena, ho sentito il cuoco che lo diceva al cameriere stamattina. Voi siete in quattro e siete ancora qui …diglielo ai tuoi amici!” e se ne va.

Io non sapevo se scoppiare a ridere per la faccia che ha fatto il bimbo o per la faccia che ha fatto la madre quando ha visto che spontaneamente si è alzato, si è buttato un asciugamano in testa e ha iniziato a cambiarsi. Sento l’amico che insistendo gli ripete che vuole sapere che gli ha detto “la vecchia”.

Scenetta gustosa: l’ex scioperante dopo essersi completamente vestito, ripetendo all’amico “mo’ te lo dico se non mi rompi”, si accerta con la mamma se i gemelli siano già rientrati in albergo (ndr i gemelli sono i ragazzini vicini di ombrellone sull’altro lato con i quali hanno giocato in spiaggia tutto il giorno).

Vado a chiedere un altro spritz al chioschetto e ho i due ragazzini dietro di me sulla pedana che fa da vialetto dalla spiaggia al marciapiede. Sento la voce dello scioperante preoccupata che spiega all’amico “..perché se i gemelli sono già a cena, fa due, più noi che siamo in quattro … metti che ne hanno ordinati uno ciascuno i gemelli e uno ciascuno noi, fa sei e qualcuno resta senza! Perché di quelli dice che gliene sono rimasti cinque, capito?”

“evabbeh” fa l’altro “io mi prendo un Winner Taco”

“Si ma non è la stessa cosa. Muoviti, dai”

Per tutto il pomeriggio ad ogni istante di noia dei ragazzini, più che altro nelle brevi pause digestive, i genitori avevano una proposta di attività da fare o di qualcosa da mangiare, nell’ansia di quietare le lamentele insistenti dei ragazzetti per non saper che fare durante quell’orario.

Il problema sembrava essere la mancanza di wi-fi e di linea mobile nei cellulari dei genitori a causa della compagnia telefonica, che dunque diventavano inutilizzabili per qualsiasi via tecnologica di ingannare il tempo. Il solo a funzionare era il tablet di uno di loro, che però aveva la batteria “che non tiene niente” e poi “Chicco ci deve guardare un po’ i cartoni dopo mangiato, lui è piccolo”. Però, anche nei momenti in cui alla fine riuscivano semplicemente a rilassarsi in pisolino o magari iniziavano a concentrarsi in qualche attività che infine gli era venuta in mente, venivano puntualmente interrotti da un adulto del gruppo che se ne usciva con una sequela di domande.

“Oh. Avete smesso di far casino? Che fai, leggi pure? Che leggi? E com’è? E tuo fratello dove l’hai lasciato? Pensavo fossi al calciobalilla: non ti piace il calciobalilla? …” alla terza domanda il ragazzino aveva già perso attenzione per ciò che stava facendo e si alzava alla ricerca di altro da fare. E’ stato così quando il biondino più grande leggeva il fumetto e così quando il mediano faceva la scultura di sabbia. Ed è stato così anche quando i due più piccoli costruivano con i gemelli una pista per le biglie (che mi sembrava già fantastico visto che immaginavo questa generazione ignorasse perfino l’esistenza delle biglie. Invece ho sentito che il ragazzetto più grande spiegava i trucchi per rendere la sabbia più compatta e fare in modo che il percorso alto non si distruggesse troppo velocemente e spiegava anche che lo aveva visto su Youtube).

A mezzanotte e mezza li incontro sul viale che riconduce all’albergo dove anch’io e mio marito stiamo trascorrendo la vacanza: stanno con le famiglie nel lounge bar accanto alla hall estiva, quello con la sala giochi. Uno dei più piccoli lagna per qualcosa stropicciandosi gli occhi e gli altri tre insistono ripetitivi e pungenti per altre monete da mettere nel flipper “ancora un giro e poi basta, dai, l’ultimo..”

La solita mamma delle otto di sera, sempre mollemente, protesta: “avevi detto che era l’ultimo anche prima e l’hai già detto due volte” ma sta lì, in piedi a fumare e a guardare da distante il biondino che fruga nella sua borsa per procurarsi le monete. Poi lo ammonisce: “sfogatevi adesso che poi quando si arriva in albergo vi voglio a dormire senza più altre storie!”

Aridaje.

Mentre finiva la sigaretta in compagnia dell’amica e ignorava il più piccolo che lanciava caccole alle spalle dei vicini di tavolo e insisteva per assaggiare il gusto del mojito, le confidava che da un po’ si stava chiedendo se per caso i figli non avessero quel disturbo “DHcomesichiama, sai quel problema dell’agitazione, in pratica che sono iperattivi e non si concentrano su niente per più di dieci minuti …presente?”.

L’altra rispondeva che anche i suoi sono “delle bombe” e lei gli ha riempito il tempo con diverse attività extrascolastiche, ma ugualmente non è che cambi molto, anzi forse è pure peggio.

Mio marito mi nota distratta e capisce che non posso fare a meno di essere incuriosita dal gruppetto. Gli sembra strano, visto che certe questioni ormai non ci riguardano più direttamente: i nostri figli sono cresciuti abbastanza da sapere già da soli che sapore ha un mojito anche se di certo non lo hanno imparato a sei anni.

Anche loro hanno fatto capricci per rientrare dalla spiaggia. Anche loro avrebbero voluto stare in piedi fino a mezzanotte. E anche noi siamo stati tentati dal pensiero di farli stancare fino allo sfinimento purchè crollassero ad un’ora decente senza fare storie anche per mettersi a letto. Ma appartenevano ad una generazione in cui annoiarsi era ancora possibile, in cui i cartoni animati, quando finivano, semplicemente finivano e non potevi certamente portarteli anche in spiaggia dentro al telefonino, anche perché il telefonino ancora non c’era. Ma poi quando andavamo al mare non si sono mai lamentati per la noia, in realtà.

Le attività di questi ragazzini per una settimana intera si sono susseguite senza soste significative, neanche per digerire e per ogni giornata non so dire quante cose abbiano fatto senza mai che una sola di queste durasse davvero neanche mezz’ora. Tranne i cartoni animati sul tablet del padre: quelli, il più piccolo li ha guardati per almeno due ore al giorno quotidianamente, rannicchiato sulla sdraio come un formichiere.

La madre, il giorno prima di partire si è decisa a comprarsi dal ragazzo indiano che passava tra i bagnanti, la collana di perline piccolissime che le era piaciuta, lunga fino alla pancia e tutta colorata. Mentre la indossava e se la rigirava tra le dita compiaciuta, diceva al marito: “Caruccia eh? Però lo vedi che c’ha un buchetto qua? Si capisce che le manca un pezzo, no? Magari altre cinque o sei perline …così si riempiva bene tutta…cosa mi significa sto mezzo centimetro vuoto? No?” >>

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